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domenica 24 marzo 2013

Canto di guerra Navajo

Chi è coraggioso quanto me?
Sono un fulmine nero.
I miei mocassini,
la veste che indosso
sono fatti di selce.
il mio cuore è un granato splendente,
dal mio corpo schizzano frecce
con cui uccido tutti i miei nemici.
lo sono eterno e invulnerabile.

Capo Dan George - L'Anima di un Popolo



"I nostri figli devono andare a scuola per essere civilizzati. Lì vengono a conoscenza delle chiese. Sembra che esse siano state costruite con l'intenzione di addossarsi colpe l'uno con l'altro. Quando la gente trova da ridire sulle chiese anche Dio viene coinvolto nelle loro contese.
La chiesa di mio nonno non era costruita da uomini: quindi lui non avrebbe mai potuto insegnarmi a litigare con Dio. La nostra chiesa era la natura.
Abbiamo perso così tanto. Sebbene le circostanze fossero contro di noi, la colpa è anche nostra. Non abbiamo saputo affrontare lo shock che l'uomo bianco ci inflisse.
Sono nato in una cultura che viveva in case aperte a tutti. Tutti i figli di mio nonno e le loro famiglie vivevano in un'abitazione di 26 metri e mezzo di lunghezza, vicino alla spiaggia, lungo una insenatura.
Le loro camere da letto erano separate da una tenda composta di canne, ma un unico fuoco comune nel mezzo serviva ai bisogni culinari di tutti.
In case come queste la gente imparava a vivere e a rispettare i diritti di ognuno.
I bambini dividevano i pensieri del mondo degli adulti e si trovavano circondati da zie e zii e cugini che li amavano e non li minacciavano.
Oltre a questa reciproca accettazione, c'era un profondo rispetto per ogni cosa presente in natura che li circondasse. Per mio padre la terra era la sua seconda madre. Era un dono del Grande Spirito e l'unico modo di ringraziarlo era quello di rispettare i suoi doni.
L'uomo bianco invece ama solo le cose che possiede: non ha mai imparato ad amare le cose che sono al di fuori e al di sopra di lui.
In realtà o l'uomo ama tutto il creato o non amerà niente di esso.
La mia cultura dava valore all'amicizia e alla compagnia, e non guardava alla privacy come a una cosa cui tenersi aggrappati, poiché la privacy costruisce muri su muri e promuove la sfiducia.
La mia cultura viveva in grandi comunità familiari, e fin dall'infanzia le persone imparavano a vivere con gli altri.
La mia gente non dava valore all'accaparramento di beni privati: tale azione era disonorevole per la nostra gente.
L'indiano guardava a tutte le cose presenti in natura come se appartenessero a lui e supponeva di dividerle con gli altri e di prendere solo quelle di cui aveva bisogno. Ognuno ama dare nello stesso modo in cui riceve. Nessuno desidera continuamente ricevere.
Tra poco sarà troppo tardi per conoscere la mia cultura, poiché l'integrazione ci sovrasta e presto non avremo valori se non i vostri. Già molti fra i nostri giovani hanno dimenticato le antiche usanze, anche perché sono stati presi in giro con disprezzo e ironia e indotti a vergognarsi dei loro modi indiani."

martedì 19 marzo 2013

Perchè una cultura sopravviva,è necessario che venga seminata, concimata, annaffiata, liberata dalle erbacce e potata, anche se apparentemente ciò può sembrare banale.I Saggi vedono queste attività a diversi livelli dell'evoluzione umana. E' compito delle anime antiche piantare i semi dell'ispirazioine, fertilizzando le menti promettenti con l'incoraggiamento.Non è forse la grande opera irrigare gli spiriti umani con le acque della compassione e del perdono? Estirpare il senso del fallimento creato dal processo di apprendimento equivale ad arricchire il potenziale di sogno del genere umano.E' un atto di generosità potare i rami morti delle idee limitanti, lasciando che la mente curiosa, ricca di immaginazione, dia i propi frutti.
Madre Terra ci ricorda che nessun compito apparentemente banale è veramente come l'osservatore casuale lo percepisce.

Codice Etico dei Nativi Americani

Servire gli altri, essere di qualche utilità alla famiglia, alla comunità, alla nazione o al mondo, è uno degli scopi principali per i quali gli esseri umani sono stati creati. Non ti riempire di affari personali dimenticando i tuoi compiti più importanti. La vera felicità è solo per chi dedica la propria vita al servizio degli altri.
 

giovedì 14 marzo 2013

Mano Alzata era un Capello Ritorto (cantastorie) che faceva visita ogni estate per condividere la sua conoscenza con i bambini degli Oglala quando si radunavano per il Pow-Wow che precedeva la Danza del Sole. Il cavallo veniva usato dai Sioux già da due generazioni e quindi Mano Alzata arrivò al Pow-Wow sul suo cavallo chiamato Freccia Rossa. Tutti i bambini corsero fino al margine dell’accampamento quando videro Mano Alzata che si avvicinava con il suo nobile compagno. Mano Alzata aveva due Penne d’Aquila legate al ciuffo di capelli e la crocchetta del Capello Ritorto che pendeva in mezzo alla fronte. Capello Ritorto è arrivato! urlarono i bambini mentre correvano ad accoglierlo. Con gli occhi colmi di meraviglia, i bambini osservarono Mano Alzata che entrava nell’accampamento. Egli sedeva fiero ed eretto si Freccia Rossa e guardava dritto davanti a sé con gli occhi corvini puntati proprio al centro del campo. Mano Alzata era il Capello Ritorto più vecchio dell’intera Nazione Lakota. Nessuno sapeva quanti inverni aveva portato sulle spalle. Perfino il Capo che era venuto ad accoglierlo si ricordava Mano Alzata come di un anziano quand’egli era ancora un ragazzino.
Smontando da cavallo al centro del campo, Mano Alzata venne accolto con grande rispetto e con affettuosi -Hau Kolas- (salve amico). Il Consiglio dei Capi venne riunito e Mano Alzata se ne andò a fumare la Pipa con le guide degli Oglala. Dopo aver fumato la Pipa venne portato cibo e gli appartenenti alla Tenda della Medicina si scambiarono le notizie. Quando giunse la sera e l’ultimo riflesso dei raggi d’amore di Nonno Sole toccò l’Erba del Bisonte della prateria, i festeggiamenti ebbero inizio. Ciascuno aveva sempre una buona ragione per celebrare. Il ritorno di Mano Alzata in questa tribù Oglala era molto speciale. C’era grande aspettativa nell’aria e tutti gli occhi erano puntati sul Cantastorie quando egli cominciò a spartire notizie delle nuove morti e delle nuove nascite, dei colpi che erano stati contati e delle decisioni prese da vari Consigli delle altre tribù durante l’inverno passato.
Quando il racconto fu esaurito, Mano Alzata narrò una Storia di Medicina. Molti inverni or sono iniziò, quando i bisonti erano numerosi e gli unici nemici dei Lakota erano i Crow, io stavo poppando al seno di mia madre. Ero molto piccolo, ma osservavo l’accampamento e ascoltavo i Tamburi dei miei Antenati che parlavano al Popolo. Io capivo quello che i Tamburi dicevano e le storie che raccontavano. Per un bimbo così piccolo era piacevole ascoltare le storie mentre mia madre era occupata a tingere le pelli o a preparare il pemmican(Carne di Bufalo o Daino Essicata al Sole).
Fu così che trascorsero dieci inverni e mi vennero affidate alcune responsabilità. A quel tempo il mio nome era Ascolta i Tamburi perche la Donna di Medicina che aveva assistito alla mia nascita aveva notato la mia attrazione particolare per il ritmo del Tamburo.......................
Gamba Storta, mio padre era stato travolto da un bisonte mentre salvava la vita di un disattento giovane alla sua prima partita di caccia. A quel tempo ero parzialmente responsabile di cacciare per la mia famiglia. Un giorno, mentre tornavo con uno scoiattolo e con un coniglio da portare a mia madre, venni accolto dal Cantastorie- Faccia Gialla. Faccia Gialla era un Capello Ritorto che serviva il popolo ancora prima che mio nonno fosse un ragazzino.
Faccia Gialla mi domandò che cosa avevo appreso nella mia partita di caccia e se avevo sentito le Creature parlarmi. Fui esterrefatto, perché non avevo mai detto a nessuno che seguivo il battito del mio cuore, come il ritmo di un Tamburo, facendomi condurre al luogo in cui gli animali mi comunicavano chi era pronto a diventare il pasto per la mia famiglia. Fino all’istante in cui Nonno Sole andò a morire a Occidente rimasi seduto, raccontando a Faccia Gialla le incredibili storie che avevo appreso dai miei amici, le Creature. Gli raccontai che alzavo la mano e comandavo al mio cuore di ritmare un Hau Kola alle Sorelle e ai Fratelli della prateria. Il -salve amico- che il mio cuore ritmava, conduceva a me le Creature ed esse condividevano con piacere le loro Storie di Medicina..............
Fu così che venni scelto per essere educato a diventare un Capello Ritorto dal Cantastorie Faccia Gialla. Il mio nome venne cambiato in Mano Alzata perché accoglievo tutte le creature con la mano aperta, alzata in segno di amicizia..............